Come funziona la successione legittima

successione legittima
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Cosa vuol dire successione legittima?

La “successione legittima” (anche detta “successione ab intestato”) è quel complesso di norme giuridiche funzionale ad individuare i soggetti a cui si devolve il patrimonio del defunto, per il caso in cui questi non ne abbia disposto.

Semplificando, si ha successione legittima quando il soggetto ormai defunto non ha lasciato testamento. 

La morte di una persona fisica determina l’apertura della sua successione ai sensi dell’art. 456 c.c. Logica conseguenza di questo evento è che l’intero patrimonio di cui era titolare il defunto viene devoluto ad altri soggetti (chiamati all’eredità), che possono accettarlo o meno.

Come chiarito dall’art. 557 c.c., la legge ed il testamento sono le due uniche fonti della successione ereditaria nel nostro ordinamento. Più in particolare, la legge si preoccupa di permettere a chiunque di poter decidere liberamente a chi lasciare i propri averi ed è per questo che esiste il testamento.

E’ chiaro però, come ben si può immaginare, che non sempre si vuole o si riesce a fare testamento (si pensi alla morte improvvisa di una persona giovane). Ecco allora che, in tutte quelle situazioni in cui manca il testamento, è proprio la legge a regolare la trasmissione del patrimonio del de cuius.

Successione legittima: chi eredita?

Da poco hai perso un tuo caro, hai cercato il testamento tra i cassetti e gli effetti personali del de cuius, hai consultato i suoi professionisti di fiducia per verificare se vi fosse un testamento depositato presso di essi ma nulla. A quanto pare il tuo caro non ha lasciato alcun testamento.

Ti chiederai quindi cosa succede ora, chi sono gli eredi per legge?

Ebbene, i soggetti chiamati a succedere nella successione legittima, sono i seguenti:

  • il coniuge
  • la persona unita civilmente
  • i discendenti
  • gli ascendenti
  • i collaterali
  • gli altri parenti
  • lo Stato

La posizione del coniuge nella successione legittima

Quando si parla di successione ereditaria legittima, assume particolare rilievo la posizione del coniuge. L’art. 565 c.c. infatti pone il coniuge al primo posto dell’elenco dei successibili. Vi è poi, sempre a dimostrazione della rilevanza che la figura del coniuge assume in ipotesi di successione legale, che l’art. 581 c.c. gli riconosce il diritto alla metà del patrimonio del defunto se in concorso con un solo figlio (che si riduce ad un terzo se a concorrere sono più figli).

Nel caso in cui invece il coniuge concorra con ascendenti (genitori del defunto) o con fratelli e sorelle, la quota spettante sarà di due terzi del patrimonio così come disposto dall’art 582 cc .

In mancanza di tali soggetti al coniuge si devolve l’intera eredità.

Oltre alla qualità di erede, al coniuge superstite sono anche riconosciuti il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare ed il diritto di uso sui mobili che la corredano, per il caso in cui questi fossero di proprietà esclusiva del defunto, ovvero comuni ai coniugi stessi.

Sempre a conferma della particolare importanza che la legge attribuisce al coniuge in materia ereditaria, va detto che anche il coniuge separato ha diritto all’eredità. Diritto che, tuttavia, viene meno nel caso di addebito della separazione. E’ invece escluso dalla successione l’ex coniuge in a caso di divorzio.

La posizione del convivente

Uno dei quesiti che più spesso ci viene posto è quale sia la posizione del convivente in relazione alla successione legittima.

Sul punto si tenga presente la distinzione tra persona unita civilmente e convivente di fatto.

L’unione civile è una forma di convivenza di coppia, basata su vincoli affettivi ed economici, alla quale la legge riconosce attraverso uno specifico istituto giuridico, uno status giuridico analogo, per molti aspetti, a quello conferito dal matrimonio. L’unione civile si costituisce infatti mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni. Tale costituzione è certificata dal rilascio di un apposito certificato contenente i dati anagrafici delle parti e dei testimoni, l’indicazione del regime patrimoniale prescelto e della residenza.

Diciamo quindi, in modo abbastanza atecnico, che l’unione civile è una convivenza “regolarizzata” diretta a riprodurre, quasi integralmente, gli effetti del matrimonio (molto simile alla famiglia legittima quindi, ovvero la famiglia strettamente intesa dalla legge). Ne consegue che, in caso di decesso della persona unita civilmente, il superstite avrà diritto ad essere chiamato alla successione allo stesso modo del coniuge ed avrà anche diritto alla quota riserva in qualità di legittimario.

Per convivenza di fatto invece si intende la convivenza tra due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. La convivenza di fatto tra persone dello stesso sesso o eterosessuali può essere attestata da un’autocertificazione, presentata al Comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico.

A differenza della persona unita civilmente, i diritti successori del convivente di fatto sono molto limitati. Ed infatti, la Legge 20 maggio 2016 n. 76 stabilisce che:

  • Il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa casa dopo la morte del convivente, il quale era proprietario dell’abitazione adibita a residenza della coppia, per un periodo di due anni o pari alla convivenza, se superiore, ma che comunque non superi i 5 anni.
  • Il convivente di fatto superstite ha diritto a succedere nel contratto di locazione della casa comune di residenza, alla morte del convivente il quale era conduttore del contratto di locazione stesso.

Dunque, è evidente come le due figure di “convivenza” siano regolate diversamente quanto ai profili successori.

La posizione degli altri successibili

Tra gli altri successibili possono distinguersi diversi ordini:

  • Nel primo ordine vi sono i figli. Questi succedono in parti uguali tra loro ed escludono dalla successione sia gli ascendenti che i collaterali (ma non il coniuge, cui è riservata, come si è visto, una posizione privilegiata).
  • Nel secondo ordine abbiamo i genitori, i fratelli e le sorelle (nonché i discendenti di questi ultimi), gli ascendenti. Tutti questi soggetti succedono solo se il de cuius muoia senza lasciare prole. Quanto alle quote, il padre e la madre succedono in eguali porzioni. I fratelli succedono i parti uguali. La legge però distingue tra fratelli germani (stesso padre e stessa madre) e fratelli unilaterali (madre o padre diversi). Questi ultimi avranno diritto alla metà della quota spettante ai fratelli germani (art 570 cc).
  • Del terzo ordine fanno parte i collaterali dal terzo al sesto grado, che hanno diritto alla successione solo quando non vi siano altri successibili. In ogni caso la successione non ha luogo tra i parenti oltre il sesto grado (art 572 cc)
  • In mancanza di altri successibili l’eredità è devoluta allo Stato. In questo caso l’acquisto dell’eredità opera di diritto senza bisogno di accettazione e non può farsi luogo a rinuncia. Proprio perché in questo caso non è ammessa la rinuncia, lo Stato non risponde mai dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquisiti.

Successione legittima e quota dei legittimari

La successione legittima deve essere tenuta distinta dalla successione necessaria. Come detto, la successione legittima, si può individuare in quel complesso di norme che regola la successione nel patrimonio tutte le volte in cui manchi un testamento. La successione necessaria, invece, si sostanza in una serie di norme dirette a limitare la libertà di attribuzione del patrimonio ereditario riservando una parte di questo ad una determinata categoria di successibili.

Apparentemente, la distinzione sembra facile da cogliere ma devi sapere che spesso sul tema si fa tanta confusione. Ed infatti, a conferma di ciò, basta osservare che tra le locuzioni più ricercate sul web vi sono: “eredità legittima”, “legittima eredità”, “donazione e legittima” o anche, “come determinare la quota legittima nella successione senza testamento”.

Confusione verosimilmente dovuta al fatto che, comunemente, gli eredi necessari vengono identificati come “legittimari”, termine senza dubbio simile alla locuzione “eredi legittimi”, che invece identifica coloro che succedono al defunto qualora questi non lasci un testamento e l’eredità si trasmetta per legge (successione per legge).

Per sgombrare il campo da ogni dubbio, vediamo chi sono gli eredi legittimi (o comunque, chi può esserlo) e chi sono i cosiddetti legittimari.

I successibili ex lege (potenziali eredi legittimi), come già detto, possono essere il coniuge o la persona unita civilmente e i parenti del defunto fino al sesto grado, nonché, in mancanza, lo Stato; diversamente, i cosiddetti “legittimari”, ossia coloro ai quali la legge riserva in ogni caso una parte del patrimonio, sono solamente il coniuge, i discendenti e, qualora non vi siano discendenti, gli ascendenti, essendo comunque esclusi i parenti di grado ulteriore.

Per tirare le fila del discorso, la successione necessaria non rileva quando opera la successione legittima.

Faccio qualche esempio per aiutare la comprensione.

Hai scoperto che è venuto a mancare un tuo zio, fratello di tua mamma, che non vedevi da tantissimi anni. Lo zio viveva da solo, non era sposato, non aveva figli ed i fratelli e genitori gli sono premorti.  Chi sono gli eredi di uno zio senza figli? In questo caso gli eredi legittimi dello zio sono i nipoti ex fratre (figli dei fratelli e sorelle) in quanto parenti in linea collaterale di terzo grado.

Altro esempio. Lo zio è sempre lo stesso, ma stavolta aveva moglie e figli. Muore senza lasciare testamento. L’eredità verrà quindi ripartita ex lege tra moglie e figli. A fratelli, sorelle e nipoti non toccherà nulla.878

Ora, immagina che lo stesso zio (con moglie e figli) avesse fatto testamento con cui lasciava a te tutti i suoi averi in quanto nipote prediletto. Che succede? Ecco che qui non assumono nessun rilevo la successione legittima e la locuzione “eredi legittimi”. Entrano invece in gioco la successione necessaria e i “legittimari” (moglie e figli) potranno agire in giudizio con azione di riduzione avverso le disposizioni testamentarie con le quali è stato disposto nei tuoi confronti in lesione della quota (la legittima) che la legge riservava ai parenti più stretti, moglie e figli per l’appunto (legittimari).

Cosa bisogna fare in caso di successione legittima?

Chiariti, spero, i concetti fondamentali, è il momento di passare agli aspetti pratici della successione legittima.

Anche su questo c’è spesso molta confusione. Normalmente, se si scopre dell’esistenza di un testamento ci si rivolge a professionisti esperti in successioni (avvocati e notai) per essere sicuri di procedere nella giusta direzione. Ma se un testamento manca, cosa fare e a chi rivolgersi per la successione legittima?

Quando la successione è ab intestato (senza testamento, quindi legittima), la prima cosa da fare è una ricognizione dell’asse ereditario (beni immobili, beni mobili, conti corrente, crediti e debiti del de cuius). In questo possono essere di ausilio i professionisti specializzati. Una volta determinato l’asse ereditario, occorre decidere se accettare o meno l’eredità.

Intervenute le varie accettazioni o rinunce (tacite o espresse), si determinano le quote spettanti a ciascuno degli eredi (erede è chi ha accettato l’eredità).

In ogni caso, a prescindere da accettazioni o rinunce, entro 12 mesi dell’apertura della successione, va presentata obbligatoriamente la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate.

Una volta chiarito a chi spetta cosa, secondo le regole dettate in materia di successione legittima, si può conseguire quanto spettante per legge.

Per i beni mobili (quindi utensili, mobili, vestiti, gioielli ecc.) è sufficiente, salvo casi particolari, il materiale impossessamento per diventare proprietari.

Per quanto riguarda i beni immobili, si deve effettuare una voltura catastale.

Nelle successioni ereditarie spetta a chi ha presentato la dichiarazione di successione (cioè agli eredi, ai loro tutori o curatori, agli amministratori dell’eredità o agli esecutori testamentari) presentare la domanda di voltura.

Dopo aver registrato la dichiarazione di successione presso un ufficio delle Entrate, ci sono trenta giorni di tempo per presentare la richiesta di voltura all’ufficio provinciale – Territorio dell’Agenzia competente.

Effettuata la voltura catastale, i beni immobili saranno formalmente intestati agli eredi o legatari.

Conclusioni

Come puoi immaginare, la successione legittima, al pari di quella testamentaria, può essere abbastanza problematica.

Ad esempio, non è raro che chi si trovava in rapporti più stretti con il de cuius ne abbia approfittato per appropriarsi indebitamente dei beni ereditari (un classico è l’ipotesi del conto corrente “svuotato” subito dopo la morte del titolare) oppure che alcuni beni facenti parte dell’asse ereditario siano stati volutamente occultati dal de cuius o da terzi e vadano recuperati con azioni giudiziali.

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